I MIEI ARTICOLI

             Aequidens rivulatus - Terrore nel retrobottega
 
          Aquarium 1/2001 ed. Primaris

“Quando aprirai il negozio smetterai di divertirti”, così mi ammonì dall’alto della sua venerabile apatia un commerciante “in disuso” che andavo a trovare piuttosto spesso nonostante non se lo meritasse. L’acquariofilia è stanca di questi vecchi polmoni che non la fanno respirare come dovrebbe.
E perché mai quando uno lo fa per lavoro non si dovrebbe divertire più? Che gusto c’è a frequentare un posto che da decenni offre sempre gli stessi pesci, mangimi, accessori e… piagnistei?!!?
Per quanto mi riguarda, e spero anche per molti altri “dell’ultima ora”, l’acquariofilia è un amore che va coltivato, viziato, stimolato, rinnovato, pena, la fine di tutto entro brevi tempi. Fu così, che appena le acque si calmarono (aprire un negozio oggi equivale a buttarsi in mare in piena burrasca) mi concedetti il mio primo sfizio: gironzolavo per la serra di un grossista quando lessi un nome… Si trattava di lui, il “terrore verde” e mi ricordai subito di quell’articolo di Arend van den Nieuwenhuizen su Aquarium. I “piccoli” erano così giovani che mi ritrovai ad acquistare due “coppie” che poi si rivelarono un maschio e tre femmine; sul momento gli dedicai una vasca del mio impianto e nel frattempo allestii un acquario da trecento litri con l’intento di portarli alla riproduzione. Sapevo già qualcosa, ma la meticolosità, mio pregio-difetto mi impediva di andare avanti senza aver riletto di nuovo quel “vecchio articolo di Aquarium”.

DIRITTO DI REPLICA. Eh, sì! Perché a volte sento dire dalla gente che Aquarium pubblica sempre gli stessi articoli. Poveri stolti superficiali! Seguo la rivista dal ’92 e semmai sarà successo che, proprio come mi accingo a fare, qualcuno dica la sua su qualcosa che è già avvenuto. E vi pare poco?!?
Questi sapientoni non conoscono, evidentemente, il metodo empirico! E non sanno confrontarsi, di questa gente ne possiamo fare pure a meno; loro gli animali non li amano, li collezionano.
Ma torniamo a noi: trecento litri dunque, vegetazione robusta (Anubias, Vallisneria gigantea), granulometria grossa, radici di torbiera e sassi piatti; questo era ciò che mi ricordavo e una rivista come Aquarium a cos’altro dovrebbe servire?

DOVERE DI CRONACA. Tralasciando, quindi, volutamente l’atto della riproduzione, minuziosamente e magistralmente descritto da Arend van den Nieuwenhuizen su Aquarium 6/’94 (cui rimando tutti coloro che fossero interessati a questo ciclide sudamericano), desidererei soffermarmi su quelle piccole-grandi differenze che fanno di ogni esperienza un caso a sé, fenomeno che accade sovente in acquariofilia, un hobby veramente unico in questo.
La vasca innanzi tutto: trecento litri (150x40x50) e non centocinquanta come il buon Arend, perché Sarchiapone, il maschio, non aveva ancora scelto fra le tre la sua “Ciaciona”, e poi stavo già tenendo conto dell’aggressività della coppia durante le fasi riproduttive, menzionata su tutti i testi consultati. Aggressività che non ebbe mai sfogo, forse proprio grazie a questa mia accortezza che permise alle due “scartate” di ritirarsi ognuna in un angolo dell’acquario, dove tra l’altro ospitavo 4 Platydoras costatus, 1 Callichthys callichthys e un Plecostomus puntactus di 30 cm (!!!). Nutrii tutti abbondantemente con chironomus, mysis e mangime in pellet, di conseguenza effettuai dei cambi parziali settimanali in ragione del 10%. I quattro crebbero a dismisura e la prima deposizione avvenne come da manuale, su una pietra liscia e piatta, forse un po’ troppo vicino alle bocchette di entrata del filtro ma, la mattina dopo delle uova neanche l’ombra! Molto probabilmente al “Pleco” durante la ronda di mezzanotte venne voglia di tartine al caviale. Sigh! Ora, caso volle che proprio in quel momento avevo deciso di aprire un varco nel retrobottega che avrebbe comunicato così con la show-room.
Bene, a riprova del fatto che il miglior allevamento è quello che più si avvicina a ciò che accade realmente in natura, alla seconda deposizione, Sarchiapone e Ciaciona, scelsero l’angolo opposto al filtro della vasca e grazie alla luce che proveniva dall’esterno (effetto luna) sorvegliarono le uova anche di notte; la prova inconfutabile era il labbro malconcio di Sarchiapone che, la mattina seguente, mi guardava fiero sulla sua enorme covata (contai più di quattrocento uova).

Che dire poi della “mamma”! Ciaciona per una settimana rifiutò persino di mangiare, pur di occuparsi perennemente dei suoi piccoli, mentre il maschio difendeva il territorio. Quando gli avannotti cominciarono a nuotare, decisi che stavo rischiando veramente troppo e trasferii le due femmine scartate. A questo punto avvenne un altro fatto degno di nota: nel trambusto dell’operazione il gruppo si sfaldò e alcuni avannotti vennero risucchiati dal filtro che immediatamente spensi. Sistemate quelle due “racchie” tornai e vidi Ciaciona intenta a raccogliere amorevolmente in bocca i suoi piccoli per poi risputarli nella buca dove di solito stazionavano e qui avvenne qualcosa che m’impressionò veramente: una volta aperto il filtro biologico interno mi accorsi che dovevano esserci finiti dentro almeno una cinquantina di avannotti; avevo ancora in mano una canna di bambù che avevo usato per spingere le “racchie” dentro il retino, così agii d’istinto, rimestai la canna delicatamente dentro al filtro e vidi che funzionava, i piccoli cominciarono ad uscire uno ad uno dalle bocchette di aspirazione, ma la cosa che mi stravolse è che la madre si accorse di tutto ciò e fece diversi viaggi dal filtro alla buca con gli avannotti in bocca. Rimase lì con me fino a che non si riprese anche l’ultimo avannotto. Questa io la chiamo intelligenza, qualcun altro si limiterebbe a dire “meraviglie della natura”, ma il concetto non cambia: anche quando pensiamo di sapere tutto c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Naturalmente prima di riavviare il filtro presi una bella spugna in resifil che posizionai davanti alle bocchette di aspirazione.

FIGLI DEL TERZO MILLENNIO. Era quello il Natale del ’99, ed io felice come una Pasqua a Capodanno.  Rimasti pressoché soli i “miei” mostrarono tutta la loro proverbiale aggressività nei confronti di chiunque passasse di fronte all’acquario (e non poteva essere altrimenti dato quello che gli avevo combinato).
La riproduzione ha commosso chiunque: i clienti del negozio, soprattutto i bambini, rimanevano impressionati dalle beccate contro il vetro frontale e le possenti scodate in cui si produceva Sarchiapone. Mi feci perdonare, però! Lasciai i genitori con i piccoli per più di due mesi, e solo ora (marzo 2000), mi accingo a venderli a più di un grossista, a questo proposito vorrei ringraziare l’Acquario di Bologna e la Panaque s.r.l. per la loro disponibilità e l’indubbia professionalità che li contraddistingue. Trecentosettantadue piccoli rivulatus stanno invadendo l’Italia, chissà se qualcuno troverà posto in una vostra vasca? Trattatemeli bene! Ciao!

Bibliografia
A. van den Nieuwenhuizen “Quando il nome inganna” in Aquarium, 1994, 6, pp. 18-24
H. J. Richter “Riproduzione senza problemi” Primaris s.a.s. – Milano, 1981
W. Staeck – H. Linke “I grandi ciclidi” Tetra – Verlag, 1985
R. Riehl – H.A. Baensch “L’atlante di Aquarium” Primaris s.a.s. – Milano, 1997

                                                                                                                                                   Costantino Orlandi  

Un bellissimo primo piano di Sarchiapone, realizzato per AcquaPortal da Marco Rosetti



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