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             Vattelapesca! Guida all'acquisto del discus
 
          Hydra Discus 2, Estate 2002, ed. Sesto Continente

Proprio così! Qualche acquariofilo intraprendente è già riuscito nell’impresa di pescarsi e portarsi a casa il proprio Discus direttamente dall’Amazzonia, ma tutt’altri sono i modi di approvvigionamento della maggioranza degli appassionati del “Re dell’acquario”. Escludiamo, fin da subito, quelli che acquistano pesci in Internet, se non altro,  perché acquistare, cioè scegliere un pesce e portarselo a casa, è una delle poche cose che ci rimangono e che danno all’acquariofilo la sensazione di vivere la sua passione intensamente e nel modo giusto. Un pesce deve essere visto, bisogna vederlo sano, nuotare, mangiare, prima che venga acquistato; bisogna in definitiva desiderarlo e riservargli alcune accortezze. Un Discus richiede questo ed altro, e sarà proprio di queste lievi, ma fondamentali, sfumature che ci occuperemo in quest’articolo. Come si dice… “Chi ben inizia, è già a metà dell’opera” e mai, come in questo caso, questo proverbio è assolutamente appropriato. Nel corso della mia carriera hobbistica-professionale ho visto molte volte persone, partite con grande impeto, smorzarsi poi, per la perdita nefasta dell’esemplare acquistato a buon mercato, frettolosamente, incautamente e a cui oltre tutto non erano state nemmeno riservate le dovute attenzioni che ogni pesce merita, e ricordiamo che nel caso del Discus,  stiamo parlando anche di un pesce sicuramente singolare. Vedere una coppia con un nugolo di piccoli attaccati alla propria epidermide è uno spettacolo esclusivo che ci riserva unicamente il Discus, ma per arrivare a questo è necessario imparare a conoscerlo ed arrivare ad amarlo, quasi come si fa con una ragazza. Desiderare un Discus, non vuol dire tramutarlo in una sorta di status symbol ed inserirlo in un acquario che non sia stato creato appositamente per lui. Bisogna andare per tappe quindi, sfruttare l’esperienza che abbiamo accumulato con altri pesci meno sensibili. Ho detto meno sensibili, non meno difficili, o meno esigenti, e l’ho detto non a caso, perché il Discus è tutt’altro che difficile od esigente: chiunque abbia avuto la sfortuna, o più semplicemente, l’occasione di vedere uno di questi pesci morire, potrà dirvi con assoluta chiarezza quanto tempo impieghi questi a farlo; è un pesce assolutamente resistente e che, a differenza degli altri, ci comunica il suo disagio assumendo una colorazione scura ed un comportamento apatico che potrebbe protrarsi anche per mesi prima di vederlo arrivare alla fine. E’ atroce vederlo morire. Diverso, da quando ci si sveglia e si trova un qualsiasi altro pesce morto che galleggia trasportato dalla corrente creata dalla pompa “ultimogridoultracompattapiùcchefficiente” che abbiamo acquistato per il filtro del nostro acquario dopo la presentazione all’ultima fiera oltrecortina. Anche se una serie di luoghi comuni tenderebbe a smentirci, in fondo, al Discus basta poco: acqua pulita, spazio adeguato, un pasto in più oltre la media e tanto, ma tanto amore. Ed è questo che forse manca agli acquariofili ipertecnologici, a quelli che si divertono solo se giocano ancora al “piccolo chimico” e a chi per scelta ha dato forfait fin da subito, ignorando che forse non hanno mai saputo amare, ma questi sono affari loro. A noi interessa acquistare un Discus che sia nelle migliori condizioni possibili e che non debba malauguratamente deperire sotto i nostri occhi o, ancora peggio, non riesca nemmeno ad ambientarsi. Per fare questo dovremo necessariamente documentarci su di lui, tramite tutta la letteratura specializzata che saremo in grado di reperire, e questo ci avrà già aiutato in maniera determinante; quando saremo poi informati ed abbastanza scaltri, potremo iniziare la ricerca del nostro Discus curiosando, qua e là, nelle vasche dei negozi. Di un Discus va osservata innanzitutto la forma, il colore ed il comportamento: il corpo dovrà essere il più tondo possibile (escludendo in questo calcolo ovviamente le pinne, che potranno essere più o meno ampie, conferendo quell’aspetto che gli esperti indicano con il termine “high body”); i colori dovranno essere consoni alla varietà di colorazione e subordinati all’età del soggetto (molto spesso allevatori con pochi scrupoli somministrano ormoni per accelerare questo processo di colorazione che nel Discus avviene invece in maniera molto lenta, considerando che la livrea definitiva sarà assunta solo verso il settimo o l’ottavo mese, e consideriamo pure che esistono anche negozianti furbetti che utilizzano lampade e sfondi per esaltare, magari, rossi o blu che in realtà non esistono, e che quindi, una volta immesso il pesce nel proprio acquario, inevitabilmente scompariranno); dovremo, infine, prestare attenzione al comportamento del soggetto ed in questo non dovremo scorgere timidezza, pinne chiuse o peggio segni di lacerazione sulla mucosa o parassiti sulla stessa. Senza addentrarci nel merito delle patologie tipiche della specie, potremo semplicemente alzare una mano davanti alla vasca e notare se i pesci reagiscono in maniera positiva dinanzi ad un gesto che per loro implica l’offerta di cibo; se i pesci si muoveranno in direzione di essa, come fa del resto anche un semplice pesce rosso, vorrà dire senz’altro che sono vispi ed in buona salute. Da evitare, per contro, atteggiamenti restii, che confinano il pesce inderogabilmente “chiuso” in un angolo della vasca, con colorazione scura e respirazione accelerata.
              
Chiedete di veder mangiare un discus prima di acquistarlo e se siete in confidenza col commerciante portatevi dietro anche un conduttivimetro per stabilire fin da subito in che tipo di acqua viene allevato e stabulato. Se il commerciante è in buona fede, senz’altro non avrà problemi ad assecondarvi in questi scrupolosi controlli, anzi apprezzerà, e tornerete a casa con un Discus che sicuramente mangerà prima di sera o al massimo al mattino seguente. Capite ora, quanto sia difficile acquistare questi pesci in Internet od anche pescarli nel biotopo d’origine, senza che questi vi riservino spiacevoli sorprese in seguito. Alimenti, difficoltà d’ambientamento, disturbi comportamentali sono sempre all’agguato e per questo dovremo prediligere quei pesci che provengono dall’allevamento più vicino, pesci “fatti in casa” che si adatteranno più agevolmente alle condizioni della nostra vasca. Questo non vuol dire necessariamente che avremo fatto centro, ma sicuramente non potremo recriminare nulla su quello che potevamo aver fatto antecedentemente od avremmo omesso di fare per scarsa informazione sull’argomento. Allevare pesci non è un’arte di cui dovremo vantarci, né una dote riservata a pochi eletti geneticamente predisposti, l’acquariofilia si impara sulla propria pelle con una passione che ci parte da dentro, ci pervade l’anima, e per evitare delusioni dovremo necessariamente aggiornare le nostre cognizioni e cercare di sviluppare una certa sensibilità nei confronti dei pesci che ospitiamo nei nostri acquari. Vattelapesca!... Ora.

                                                                                                                                                   Costantino Orlandi  

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