I MIEI ARTICOLI

             Il Duplarium
 
          Aquarium Oggi, nrr. 3/2002 - 4/2002, ed. Aquaristica 

                

Questa storia è una specie di favola.
Verso la fine degli anni ottanta muovevo i primi passi nell’acquariofilia e cominciavo ad avere più di un acquario in casa: trenta, sessanta, duecentoquaranta litri, ma quell’acquario aperto continuava a rimanere il mio sogno e lo cercavo nei negozi che ne avevano allestito uno.

Rimanevo incantato davanti a quelle vasche: scorgevo quei particolari tecnici descritti nel bestseller “L’acquario ottimale” di Horst e Kipper e cercavo di coglierne anche gli innumerevoli benefici che promettevano, assieme ad una visione tutta mia, anche critica, per certi suggerimenti che non mi convincevano ancora del tutto e che meritavano di essere approfonditi. 

Chiedevo spiegazioni ai negozianti, mi confrontavo con gli altri clienti, leggevo, leggevo, e studiavo i miei acquari, ma il Duplarium intanto rimaneva un sogno. Chiaramente, come molti altri immagino, cercai di riprodurne uno utilizzando magari solo alcune parti originali da assemblare assieme a delle alternative meno costose, chi non l’ha fatto? Possedere comunque tutto l’insieme proposto dalla Dupla era ben altra cosa; un po’ come avere una Mini Minor e vedersi costretti ad utilizzare qualche ricambio non originale e non avere la certezza che tutto funzioni a dovere, o comunque dover recedere sull’affermazione intatta di possedere un qualcosa di assolutamente originale. Beh, di tempo ne è passato! Quanta acqua è passata nei miei secchi durante i cambi parziali! Mi decisi nel frattempo ad aprire un negozio di acquari, quattro anni or sono, sentendomi forte dell’esperienza accumulata in una decina d’anni in cui i miei acquari divennero tanti, venti per la precisione, e rischiai allora di essere “sfrattato” da mia moglie, che invece fu ben contenta dopo di coadiuvarmi nella mia nuova impresa. Andammo per gradi, come sono solito fare e continuai a lavorare duro per ancora due anni, quando David Mastrogiacomo, rappresentante della Aquaristica s.r.l., entrò nel mio negozio e… Sfondò una porta aperta! Dopo i primi dovuti convenevoli, saltammo subito agli accordi economici per la prima fornitura; sapevo quasi tutto dei prodotti che rappresentava, ma lui non sapeva che il mio sogno stava per essere avverato: da lì a poco avrei allestito un vero Duplarium, e nel mio negozio! Nel frattempo qualcosa era cambiato nella tecnica, che grazie agli studi condotti costantemente nei laboratori Dupla, si era evoluto in qualcosa di migliore come immagino accada incomparabilmente anche adesso, proprio mentre sto scrivendo! Ho sempre cercato di seguire l’evoluzione di questi prodotti e ciò che li caratterizza maggiormente è proprio esser certi di possedere un sistema dinamico ed integrabile, sempre al passo coi tempi, anzi, spesso all’avanguardia. Caso volle poi, che in quel momento l’azienda stava proponendo un espositore in cui era incastonato come un diamante il Duplarium e vorrei soffermarmi su questa struttura descrivendola in dettaglio, e mettendo in luce i vantaggi che se ne possono trarre attraverso il suo utilizzo in negozio.

Il mobile è costituito dallo stesso materiale che possiedono i Duplarium attualmente in commercio e destinati ai privati; si tratta di un legno multistrato robustissimo, di fabbricazione tedesca, con profili smussati, verniciato in un elegante e neutro colore grigio che permette di inserirlo armoniosamente in un qualsiasi contesto di arredo. La sua eccezionalità è data anche dalla facilità di assemblaggio. La struttura espositiva per negozi è stata concepita in maniera esemplare: sembra che sia stato previsto veramente tutto, dalle botole passacavo al ripiano porta accessori, dallo spazio espositivo fino all’armadietto con le ante in vetro richiudibili con un lucchetto (incluso!) dove riporre

gli accessori più costosi o più semplicemente, come ho scelto io, per stipare i prodotti che si usano per il mantenimento dello stesso acquario da esposizione. Il Duplarium è equipaggiato con cavetto riscaldante, sistema di CO2, elettrovalvola, pHmetro, termostato, e relative sonde; la lampada Duplaelectra 2x55W ha una resa eccezionale e si è rivelata più che sufficiente per ottenere una crescita rigogliosa delle piante in un acquario addirittura da 250 litri. Naturalmente ho temporizzato la linea di alimentazione che la alimenta, oltre ad usare esclusivamente acqua ad osmosi, corretta con i sali Dupla KH+/GH+, Duplagan, e la linea di fertilizzanti completa prevista, come vedremo più specificatamente in seguito quando andremo a trattare l’allestimento del Duplarium, a cui ho riservato un’intera giornata invitando anche i miei clienti ad assistere, mentre da cornice facevano appunto i prodotti Dupla e il sig. Mastrogiacomo, che gentilmente si è prestato di collaborare per illustrare le peculiarità dei prodotti che man mano avrei utilizzato. Prima di arrivare a questo vorrei parlare del layout, vale a dire della disposizione delle piante e degli elementi di arredo scelti per questa vasca. Da dove partire?

Naturalmente dal Giappone, se vogliamo stare al passo coi tempi! E da quel grande personaggio che è Takashi Amano, fotografo naturalista di professione, acquariofilo appassionato, e primo fra tutti ad unire regole architettoniche, bonsai e giardini zen nell’allestire un acquario d’acqua dolce. Forse è stata proprio la sua sensibilità, acuita dalla sua professione, a far notare ad Amano che l’armonia di certi paesaggi terrestri, tipica di tutte le cose naturali, non artefatte quindi dalla mano dell’uomo, si possa poi riprodurre in piccolo e con le dovute proporzioni, per l’appunto in acquario.

 Si cominciò quindi a parlare di “layout” e di “sezione aurea” anche solo per disporre dei legni o delle rocce che prima venivano disposte soltanto per delimitare dei territori, al massimo per fare dei terrazzamenti, o a volte, più modestamente, messe lì, addirittura alla rinfusa costringendoci a cambiargli posto chissà quante volte prima di arrivare a dire “Bello! Sta bene lì!”. 

  IL LAYOUT

Questo termine, questa parola sta diventando ormai di dominio pubblico tra gli acquariofili, ma pochi sanno come effettivamente interpretarla. Per “layout” penso si intenda non la semplice disposizione degli elementi d’arredo, ma soprattutto la visione d’insieme che questi creano e le molteplici possibilità di realizzazione e personalizzazione secondo i propri gusti, schemi acquisiti o le esigenze delle piante che avremo scelto di coltivare. Per spiegarmi, intendo dire che l’importante è il 4, non il 2+2 (!!!). Al 4 arriviamo anche col 3+1, o con l’1+1+1+1 (!), tutto dipende poi dalla nostra immaginazione, dal nostro gusto, dalla nostra ispirazione!

La metafisica è un concetto affascinante che da secoli viene mutuato dall’Oriente all’Occidente. Ci caddero anche i Beatles a suo tempo, e la capacità che hanno gli orientali di mettere in pratica cose scontate, che noi non avremmo mai notato, ci differenzia da loro e li rende ai nostri occhi unici ed affascinanti… “Saggi”! …“Dice il saggio…”

Seppur belli, i cosiddetti acquari olandesi, forse ci risultavano da troppo tempo schematici, con le loro regole, i contrasti dovuti tra pianta e pianta e gli spazi sempre occupati da qualcosa che l’Uomo sembra voler riempire a tutti i costi. Erroneamente, perché la Natura non fa questo! Osservandola, potremo facilmente notare spazi vuoti, vie di fuga che non fanno altro che dare spazio e valore a quello che maggiormente ci colpisce per la sua armonia e ricchezza di colori, accentuandone ed esaltandone i contrasti che tutti cercavamo di riprodurre, ma in maniera sbagliata, esagerata e pedissequa. Forse si rischia lo stesso seguendo queste ultime tendenze, ma penso che per “acquario naturale”, Amano abbia voluto intendere proprio cercare di imitare, almeno nell’estetica, la Natura, e questo lascia ampie possibilità di scelta rispetto a prima.

   
Acquario allestito per la partecipazione all'International Aquatic Plants Layout Contest 2002 classificato 176°

Come la musica viene fatta dalle pause più che dalle note, i paesaggi vengono fatti dagli spazi liberi. Ciò che ha caratterizzato ulteriormente questo tipo di acquari è stato soprattutto l’utilizzo di piante raramente usate in precedenza: si videro prati di Riccia, Glossostigma, Eleocharis che  catalizzarono l’attenzione e provocarono ammirazione in tutti noi, ma quello che spesso passava inosservato era appunto lo spazio vuoto, la via di fuga che sapientemente era sempre stata messa seguendo l'antica "regola della sezione aurea". Questo è quello che concentra il nostro occhio dove naturalmente andrebbe proprio a finire,  intuizioni architettoniche nate nell’antica Grecia e fatte proprie dai Romani nelle loro innumerevoli razzie, e oggi, farcelo ricordare appunto, da un giapponese suona quasi come uno sberleffo, uno sgambetto! Questo dovrebbe invece indurci a non trascurare il nostro passato e a prenderne il meglio come ogni orientale è solito fare, non abbandonando o sottovalutando quei tesori di conoscenza che i secoli ci tramandano. Dai templi alle cattedrali, dalle sculture alle decorazioni sui vasi in terracotta, tutto il mondo ne è pervaso e da lì, la sezione aurea è diventata una delle regole base per gli architetti fino ai giorni d’oggi. Sostanzialmente si può dire che si è notato come l’occhio umano si concentri in un punto ben preciso di un qualsiasi oggetto e di un qualsiasi segmento di esso; questo punto è pari ai due terzi della lunghezza presa in esame, rimanendo liberi di scegliere di posizionare questo punto, il “punto focale” sia a destra che a sinistra della sezione esaminata . Quindi supponendo di porci di fronte ad un acquario di 90 cm e esaminando la sua lunghezza avremo già due punti focali possibili, rispettivamente a 30 e 60 cm, e potremo scegliere di usarli entrambi o singolarmente ponendovi degli elementi di richiamo, e saremo comunque liberi di scegliere di considerare anche gli altri due lati dell’acquario, vale a dire la profondità e l’altezza ed applicare ad essi lo stesso ragionamento. 

    
Prove di posizionamento legni per
l'acquario allestito alla mostra 
permanente"Equatorium" dell'AFAE
a fianco: foto dell'acquario appena
allestito

  L’IMPIANTO DI CO2

Scegliete quello più funzionale, quello più affidabile, quello più efficiente, quello più tecnologico, quello più conveniente, ma sceglietelo! Le piante sono costituite per il 50% da carbonio, e questo elemento, in un acquario di piante, deve essere necessariamente fornito e diffuso in forma gassosa, pena il lento, ma inesorabile deperimento di tutta la flora acquatica che avremmo messo a dimora. Quello che mi sento di dirvi, da appassionato e da commerciante, è che mai come in questo caso chi più spende meno spende, soprattutto se pensate di inserire in un secondo momento un pHmetro, che tramite un’elettrovalvola regoli il flusso di CO2 e permetta di mantenere costante il valore pH desiderato.

Gli impianti Dupla con bombola ricaricabile risultano molto affidabili nel tempo, alla lunga molto più economici e anche meno inquinanti rispetto alle bombole “usa e getta” che chissà dove andranno a finire, e in un hobby come il nostro, sensibilmente legato all’ambientalismo questo aspetto riveste una notevole importanza. Per ultimo, ma non ultimo, ricordo anche che usare un impianto di CO2 controllato da un’elettrovalvola collegata ad un pHmetro contribuisce a rendere il sistema più stabile, evitando sbalzi di pH (che alla lunga potrebbero danneggiare notevolmente i pesci) e notevolmente più salubre, considerando il fatto che le piante, effettuando la fotosintesi, riescono ad emettere ossigeno in grandi quantità e tutti sappiamo che questo è il modo migliore per immetterlo in acquario.

Quindi scordiamoci quasi del tutto del vecchio aeratore, utilizzabile al massimo nel caso si sia scelto esclusivamente di allevare pesci fitofagi, che appunto si cibano di piante. Ricordatevi che le bollicine d’aria, non insufflano solo ossigeno, visto che nell’aria questo elemento è combinato ad altri, e il movimento della colonna d’aria, prodotta da un aeratore, non fa altro che smuovere la superficie, aumentare il contatto tra aria e acqua, ed espellere immancabilmente dall’acquario la CO2 sottraendo alle piante un elemento fondamentale per il loro sviluppo, in mancanza del quale non si potrà mai ottenere né la loro crescita ottimale, né tanto meno l’apporto benefico di O2 prodotto, necessario in un qualsiasi acquario, anche se notevolmente piantumato. Nei casi che in cui venga richiesto abbondante ossigeno in mancanza di piante, come per l’allevamento di Discus o di certe varietà pregiate di Orifiamma, consiglio semmai l’utilizzo di ossidatori, che grazie all’impiego di una soluzione di perossido di idrogeno e un catalizzatore, riescono a fornire la quantità di O2 necessaria in vasca, accessori ancora peraltro scarsamente reperibili sul mercato italiano, purtroppo. 

  LA FERTILIZZAZIONE

Il termine “Liebig” ha smesso di ricordare unicamente il dado che la mamma usava per prepararci la nostra minestrina! Tutti gli acquariofili ormai sono al corrente della “Legge del minimo di Liebig” (anche se presumibilmente si tratti di due persone diverse!) e da anni hanno saputo apprezzare un’invenzione Dupla, quale l’uso del fertilizzante giornaliero Plant 24, che oltre all’apporto costante di ferro rinnova la necessaria e fragile presenza di microelementi in acquario, fornendo alle piante tutto il necessario per svilupparsi rigogliosamente ed in modo armonioso. 

Anche il Plant, il fertilizzante di base in pasticche, viene da me regolarmente usato ad ogni cambio d’acqua che effettuo nel Duplarium, a distanza di quindici giorni, immettendolo direttamente nel filtro, al fine di agevolare lo scioglimento della compressa e fornire in loco nutrienti ai batteri presenti nel filtro, che vengono ulteriormente reintegrati tramite il Duplabacter nella stessa occasione. Una nota particolare merita un prodotto di ultima generazione, il Duplaroot, da utilizzare al momento dell’allestimento dell’acquario: è incredibile! Potrete notare dalle foto come l’Eleocharis acicularis si sia propagata in pochi mesi pur senza aver utilizzato quantità di luce notevoli come del resto consiglia la maggior parte della letteratura.
       

Questa pianta, in natura cresce emersa e viene appunto definita “di bordura”, cresce cioè ai margini degli specchi d’acqua e necessita per lo più di materiale di fondo fertile; in questo, è risultato più che soddisfacente l’uso del Duplaroot nelle dosi consigliate; le piante hanno emesso stoloni e colonizzato interamente tutta l’area circostante in cui erano state messe a dimora, al punto, da risultare (al pari delle Cryptocoryne come molta letteratura riporta) incompatibili con le Vallisneria che hanno mostrato nell’occasione una crescita stentata, dimensioni minori del dovuto, ed un’incapacità notevole nella propagazione, peraltro generalmente facile, di questa piante molto comuni. Il lento rilascio dei nutrienti, da parte del Duplaroot, evita eccessi di sovrafertilizzazione; questo viene reso possibile unicamente dall’uso di batteri simbionti, che la casa tedesca per prima è riuscita a coltivare e fornire in forma liofilizzata, assieme a tutte le confezioni di questo nuovo straordinario granulato per il fondo, frutto della ricerca che, da sempre, contraddistingue il marchio Dupla. Ad oggi, vale a dire a distanza di cinque mesi dalla data di allestimento del mio Duplarium, la concentrazione di Fe, rilevata dai test Dupla, famosi per la loro precisione ed affidabilità, risulta a livelli ottimali, in modo tale da non richiedere ulteriori integrazioni di concimi per il fondo, dove le piante dotate di grande apparato radicale (come Echinodorus, Aponogeton, Cryptocoryne, etc.) mostrano una capacità di attecchimento sorprendente: proprio la settimana scorsa, è capitato un mio cliente che cercava un grande esemplare di Echinodorus; questo cliente si sobbarca ogni volta il viaggio di circa duecento chilometri per venirmi a trovare e quindi, semplicemente per questo, gli devo un occhio di riguardo;  visto che alcuni giorni prima avevo dismesso un mio acquario gli dissi che gli avrei ceduto volentieri uno di quegli esemplari giganti di E. osiris a cui avevo spuntato le radici e che avevo “appoggiato” nel Duplarium pochi giorni prima… Straordinariamente la pianta aveva già emesso nuove radici, e ho dovuto liberarla con estrema accortezza sotto gli occhi increduli e compiaciuti di entrambi! 

  LA TECNICA

Quando tocchiamo questo tasto non siamo secondi a nessuno, semmai sono gli altri che copiano! Tedeschi, italiani e francesi insegnano elettromeccanica in tutto il mondo e le aziende leader sono ormai contraddistinte da tempo; per quello che ci riguarda direi senza dubbio che un buon filtro biologico efficiente (interno o esterno) sarà in grado di depurare il nostro sistema e con l’ausilio di un semplice timer per le luci avremo anche l’opportunità di regolarne il bioritmo a seconda delle stagioni. Vorrei invece soffermarmi su una piccola nota riguardo il rientro in acquario dell’uscita del filtro; sembrerà superfluo ricordare che questo piccolo particolare, spesso trascurato, è invece arbitro della maggior parte degli eventi che si verificano nel nostro acquario. Da esso dipendono la circolazione dell’acqua e quindi la diffusione dei nutrienti, il tasso di CO2 presente, la creazione di correnti o spazi tranquilli dovuti per particolari specie di pesci quali gli Anabantidi, la rimozione del particolato sulla lamina fogliare delle piante e la sua conseguente aspirazione nel filtro meccanico dove verrà trattenuto per poi essere rimosso; questo e tanti altri aspetti ancora, dovrebbero indurre ognuno di noi ad osservare il percorso che fa l’acqua nel nostro acquario e a “correggere il tiro” ove eventualmente lo riterremo dovuto. In un acquario di piante sono assolutamente da evitare rientri in acqua a pioggia o cascatelle varie che hanno il difetto di non assicurare nemmeno una delle condizioni appena descritte necessarie al buon funzionamento del sistema. L’ideale, in acquari di grandi dimensioni (da circa 300 lt ed oltre), dove da un lato all’altro si perde intensità nel flusso, è usare delle pompe di movimento sommerse in fase con quella del filtro, vale a dire, evitando di creare delle controcorrenti, che potrebbero creare dei punti di ristagno in cui si formerebbero dei vortici e degli accumuli di particolato, che oltre all’inestetismo facilmente individuabile, favorirebbero inoltre la marcescenza del colletto di alcune piante. Per contro, favorendo un flusso circolare costante e unidirezionale si aumenterà l’efficienza del filtro, che sarà più agevolmente in grado di espletare la sua funzione meccanica in maniera ottimale.

 Personalmente ho sperimentato da anni questa convenienza, utilizzando una pompa di piccola portata, dotata di prefiltro, per alimentare il reattore Dupla 400, (anziché usare il deviatore di flusso a corredo del kit originale), che situata nella parte opposta dell’uscita dal filtro, e posta in direzione delle bocchette o del tubo di aspirazione, ha sempre consentito di tenere la lamina delle foglie pulita, riscontrando nel filtro meccanico (lana di perlon) un maggior accumulo di sedimenti, facilmente rimuovibili da una sciacquatura settimanale dello stesso, che non ne pregiudica affatto la sua funzione biologica, svolta principalmente dagli altri materiali filtranti. 

  LO STILE EUROPEO

Dimenticare le proprie origini, quindi? Giammai! L’acquario olandese, con i suoi stilemi dovrà pur tramandarci qualcosa, anche dopo esser stati contaminati favorevolmente da quello che i giapponesi ci hanno insegnato, o meglio, tramandato. Se allora dovremmo valutare in cuor leggero il gusto discutibile di certi acquari-presepe taiwanesi, ammessi al primo International Aquatic Plants Layout Contest indetto da Amano, perché non apprezzare ancora quel gusto un po’ retrò, ma tanto occidentale, che ci appartiene e ci dice di riempire tutti gli spazi a nostra disposizione? A patto, però, che questo venga fatto con lo stesso gusto che da secoli caratterizza i nostri giardini all’italiana, lindi, geometrici e scorrevoli od anche quelli più scomposti, variegati, ma più naturali, inglesi. Forse si potrebbe pensare che questo sia poco attinente con gli acquari, ma io mi sento ugualmente di dovervi dire che “se volete che il vostro acquario sia bello dovrete solleticare il gusto per ciò che più vi piace”. Amano adora i giardini Zen ed osserva scorci naturali per poi riprodurli in acquario; questo è quello che si evince dalle sue composizioni ammirate in tutto il mondo. Il gusto e lo stile europeo è apprezzato ovunque da sempre: i giardini delle nostre ville rinascimentali fanno ancora bella mostra di sé e le Dolomiti, i fiordi norvegesi, le bianche scogliere di Dover e la Costa Azzurra sono sempre lì, e vengono fotografate ogni anno da migliaia di giapponesi! Il Duplarium che ho realizzato nel mio negozio è nato proprio con questo principio, ci sono poche pause e spazi vuoti. Forse non è Zen, ma è molto Bachiano. Preferite Vivaldi? Ok, Vivaldiano! Molto occidentale comunque e ne vado fiero.   

   

  PER FINIRE O PER INIZIARE?

Già! Io finisco, ma voi iniziate? Vi ho convinto? Scegliete il vostro legno; create il vostro quadro oppure ricreate quel frammento di natura che più vi ha colpito; immaginatelo immerso nell’acqua; scegliete i vostri pesci; giocate con i colori, le forme più disparate e allo stesso tempo cercate di esaltare l’armonia con la quale questi elementi interagiscono, si esaltano. Niente a che vedere col solito aeratore collegato al palombaro o tanto meno alle solite quattro piante che stentano a morire in un acquario triste, quanto desueto ormai. Il naturacquario cresce con voi e giorno dopo giorno vi mostrerà quanto sia forte la Natura seppur chiusa in cinque sterili lastre di vetro. Forse vi mostrerà anche quanto siete bravi e soprattutto sensibili! Accettate questa sfida? Siete disposti ad imparare giorno per giorno? Via, allora!

      Costantino Orlandi



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