I MIEI ARTICOLI

             L'acquario satellite
 
          Aquarium Oggi 3/2003, ed. Aquaristica     

             

Annoiarsi mai!

Il pericolo maggiore di ogni passione è la noia. Quando questa si fa viva bisogna ad ogni costo  rinverdire l’interesse per ciò che amiamo, cercare nuovi stimoli che possano in qualche modo generare un nuovo iter da seguire e tracciare con l’esuberanza tipica di chi invece inizia. Conviene quindi accettare questi alti e bassi, e soprattutto saper cogliere dagli ultimi, la spinta per risalire anziché mollare tutto, come erroneamente saremmo portati a fare in una naturale situazione di disagio. Tutto questo preambolo potrebbe essere valido per qualsiasi aspetto della vita che ci riguarda, acquariofilia compresa naturalmente! Fu così che in un pomeriggio uggioso, mentre osservavo le mie vasche, mi resi conto tristemente che avevo ben poco da fare, visto che anche i cambi parziali erano stati effettuati per tempo; mentre facevo questa considerazione notai in un angolo delle piccole vasche in vetro da 5 o 6 litri che di solito utilizzo per realizzare delle composizioni di piante grasse. Mi rivenne subito in mente il dolce viso di una signora acquariofila, l’aplomb che caratterizza il suo incedere, nel presentarmi quella piccola vasca della Tropica venuta lì dall’ultima fiera a cui ella aveva partecipato; mi venne in mente l’atmosfera cordiale che si era creata subito tra di noi quando parlavamo di come fosse necessario fornire degli stimoli agli acquariofili, soprattutto ai più navigati. Già, le passioni si affievoliscono o svaniscono col tempo, e per tramutarle in amore occorre attizzare il fuoco di tanto in tanto, con perseveranza, affinché non sfugga mai l’attimo che avremmo dovuto poter e saper cogliere.

Mi guardai intorno e in un tutt’uno trovai a mia disposizione tutti gli elementi che mi sarebbero stati utili per realizzare un mini acquario: del fertilizzante, un po’ di ghiaino, talee di piante, piccoli stoloni rimossi dal Duplarium e il kit Paesaggio Aquaristica, con cui avrei potuto lavorare agevolmente in un ambito così piccolo come quello che si andava a prefigurare.

Eureka! Ma ci sono alcune considerazioni da fare...

Insomma, l’idea mi era venuta e stavo per procedere; la noia non aveva fatto nemmeno in tempo a comparire, ma perché realizzare un sistema così piccolo? 

Il mio amico Francesco Zezza, uno dei pochi acquariofili viaggiatori che abbiamo in Italia, un giorno mi disse che l’idea di allestire un mini acquario gli dava l’impressione che fosse dettata unicamente per mostrare agli altri la propria perizia, per velleità quindi, e penso non sbagliasse. Per altri versi devo confessare di aver venduto molte volte dei piccoli acquari da 20 litri spacciandoli per “acquari da single”, sfruttando in modo becero un trend che purtroppo sta salendo statisticamente nella nostra vita sociale, che vede sempre più persone vivere da sole in un monolocale, con problemi di spazio anche per un acquario da 100 litri; il rappresentante che assistette alla vendita mi strinse la mano e mi ringraziò per avergli fornito un ulteriore spunto per piazzare acquari di quelle dimensioni. Non siamo ancora al punto. Molti hanno parlato di mini acquari come una moda, costringendosi, loro malgrado, a cospargersi la testa di cenere prima ancora di incominciare, soprattutto per non essere “incriminati” di maltrattamento delle specie animali che avrebbero utilizzato; nemmeno questo aspetto mi convinceva tanto, perché d’altronde, per quanto grande possa essere un acquario, nessuno dei nostri ospiti, prelevati in natura e non, si sognerebbe mai di vivere confinato in un ambiente delimitato. Quindi, a meno che non si voglia diventare degli animalisti convinti, dovremmo tutti abbandonare l’hobby dell’acquariofilia, dimenticandoci allo stesso tempo che invece molte specie riescono ad essere conservate proprio grazie all’allevamento in cattività, quando l’uomo invade, inquina e distrugge i territori in cui esse prosperavano fino a poco tempo prima. In definitiva posso tranquillamente asserire di aver conosciuto più amanti e conoscitori della Natura tra gli appassionati dei vari generi, piuttosto che tra persone che celano il loro protagonismo dietro una pur valida causa, quale quella dello sfruttamento indiscriminato delle specie animali.

Per questi motivi la molla che mi avrebbe spinto sarebbe stata senza dubbio un’altra di quelle finora citate: il sistema a cui stavo pensando non dovrebbe essere stato fine a se stesso, ma parte integrante ed utile di un altro di dimensioni maggiori; la sua funzionalità era imprescindibilmente legata alla sua esistenza, dato che non volevo creare qualcosa che desse l’impressione di dover richiedere delle cure spasmodiche che, prima o poi, sarebbero comunque venute a mancare, anche a causa dei ritmi che la vita odierna ci impone; infine, mi sono imposto di ricercare degli organismi di dimensioni adeguate, adatti a vivere in un ambiente così ristretto. 

L’acquario satellite

Così coniai questo termine, che spiega appunto fin da subito le finalità di questo mio progetto. L’acquario satellite vive in simbiosi con il Duplarium: da esso ricava nutrimento, ne assume le qualità fisico chimiche dell’acqua, e può ospitare piccole piante in esubero, avannotti o coppie di piccoli pesci ovipari in fase di riproduzione, contribuendo con dei microcambi giornalieri al benessere dell’acquario più grande, ma andiamo per ordine. Per l’allestimento è sufficiente stendere alcuni granuli di Dupla Root, che nei modelli in oggetto, ho ricoperto con dell’AQ Coco; scegliere un bel legno di torbiera, o altro materiale di arredamento, e colmare l’acquario con acqua prelevata  dal Duplarium, dopo che sia stato somministrato il Dupla Plant 24, operazione agevole, quindi, dato che stiamo parlando di un acquario aperto. L’acqua in questione sarà già ricca di nutrienti e di sufficiente CO2 per tutto l’arco giornaliero. Suggerisco di smezzare l’aquarietto ogni mattina (cambio parziale del 50%), in modo da fornire tutti questi elementi nel momento più propizio, ed anche per rendere più naturale l’escursione termica giorno-notte che, seppur in maniera minima, è riscontrabile anche in natura. L’acqua prelevata per il cambio quotidiano si troverà infatti sui 25°C mentre l’acquario satellite verso sera raggiungerà la temperatura dell’ambiente in cui viene ospitato (generalmente attorno ai 20°C).

Per quanto riguarda l’illuminazione potremmo scegliere tra due alternative: la prima sarà quella di appoggiare l’acquario satellite sul bordo del Duplarium e sfruttare quindi l’illuminazione dello stesso, mentre in seconda istanza potremmo optare per una lampada fluorescente compatta sui 10-15 Watt da montare stabilmente tramite l’ausilio di un portalampada a braccetto o a pinza. In un primo momento ho provato a lasciare ferma l’acqua, ma il formarsi di una patina batterica oleosa, che avrebbe ostacolato lo scambio gassoso, mi ha indotto ad usare una piccolissima pompa a portata variabile, posta con la parte aspirante appena sopra lo strato di fondo, quel tanto che basta per poter inserirvi nel mezzo una piccola quantità di lana di perlon, che oltre da fungere da filtro meccanico, impedisce il risucchio dei piccoli organismi ospitati. L’unica operazione da compiere con costanza è quindi il cambio parziale giornaliero che richiede al massimo un paio di minuti. Le piante hanno subito attecchito e vegetato in maniera ottimale e il poter osservarle in piena fotosintesi è stato per me motivo di grande soddisfazione. Anche poter osservare piccole cose che sfuggono in un grande acquario è stato estremamente interessante: quante volte infatti abbiamo letto di “isolare la coppia in un acquario da riproduzione ricco di piante sul fondo e rimuovere i riproduttori a deposizione avvenuta”!

 In un acquario satellite è possibile tutto questo e si può facilmente assistere a questo meraviglioso spettacolo; la prole poi, potrà essere lasciata lì ed essere nutrita in maniera mirata con infusori o naupli d’artemia, certi che nessuno di questi verrà risparmiato dalle loro piccole e voraci bocche. Se poi avete in casa anche un acquario provvisto di coperchio potrete sistemarvi sopra l’acquario satellite che trarrà vantaggio dal calore prodotto dalle lampade durante la fase di accensione; una sorta di tappetino riscaldante la cui energia, diversamente, finirebbe non utilizzata. L’essenziale, per adottare questo espediente è che il vetro di fondo dell’acquario satellite non poggi direttamente sul vano lampade, ma che sia dotato di una cornice che lo rialzi leggermente in modo da non surriscaldarlo in maniera eccessiva. Naturalmente ogni settimana dovremo occuparci anche della potatura delle piante e in un ambiente così piccolo si rivelano indispensabili gli utensili di precisione che vengono forniti in un pratico astuccio da Aquaristica comprendenti forbici, pinzette ricurve e rastrello. Consiglio chiaramente di utilizzare muschi, felci e piante di piccole dimensioni e a bassa manutenzione quali ad esempio Cryptocoryne parva, Anubias nana, Eleocharis acicularis, Bolbitis heudelotti e Vesicularia dubiana. Per effettuare i cambi parziali giornalieri sarà sufficiente uno scampolo di tubo, comunemente usato per gli aeratori, con il quale potremo smuovere il fondo, sollevando ed asportando il pulviscolo che vi si sarà eventualmente depositato. Ben poca cosa quindi, naturalmente, per chi ha voglia e tempo di farlo! Qualora infatti riteniate di non poter essere in grado di accudire l’acquario satellite quotidianamente, desistete fin da subito dall’idea di allestirne uno, ma sappiate che contemporaneamente vi privereste di due ottime opportunità: la prima è che prelevando l’acqua dall’acquario principale, effettuerete dei preziosi microcambi quotidiani che vi risparmierebbero quello più cospicuo che solitamente bisogna fare ogni 15-30 giorni al massimo; la seconda  considerazione da fare è che allevare certi pesci di piccola o piccolissima taglia, ed effettuare certe riproduzioni in grandi acquari, risulta pressoché impossibile.

Organismi adatti

Spulciando tra i listini degli importatori non è raro imbattersi in pesci di difficile reperimento; questo a volte è dovuto alla scarsità di domanda, dato che per questi ospiti, spesso di piccole dimensioni è necessario allestire delle vasche speciali.
È il caso ad esempio di un simpatico fossile vivente, un pesce ago che risponde al nome di Indostomus paradoxus, divertente da osservare mentre preda muovendosi a mo’ di forbice i naupli d’artemia appena somministrati. 

 Anche tutte le specie di Boraras fanno al caso dell’acquario satellite: sono i pesci più piccoli al mondo (dai 10 ai 20 mm) ed hanno delle livree meravigliose; si possono nutrire con cibo secco minuto, cyclops e naupli d’artemia; io sono stato in grado di reperire B. merah, B. micros e B. erythromicron, tutte ugualmente belle come la più famosa B. brigittae. Anche una specie di recente importazione è ospitata in uno dei miei acquari satellite, si tratta di Danionella spp., che risulta trasparente al punto tale da vederle colorarsi lo stomaco non appena viene assunto del cibo. Per quanto riguarda le riproduzioni possibili in un acquario satellite pensate solo a quante volte avete visto danze e rituali di corteggiamento tra i vostri Barbus, Neon, Cardinali, Brachidanio, Tanychthys etc… Bene! Quello sarebbe il momento di trasferire la coppia nell’acquario satellite ed assistere al loro atto d’amore… Volete perdervi questa Love Story?

Costantino Orlandi

Sito consigliato su pesci di piccole dimensioni http://www.minifische.de   



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