I MIEI ARTICOLI

Questo è uno dei miei temi svolti durante le superiori, il professore di lettere del Planck,
il prof. Calciano, a volte si divertiva a leggere in classe i miei temi riempiendomi d'orgoglio davanti ai miei compagni e stimolandomi ad impegnarmi sempre di più nella sua materia. Vorrei ringraziarlo ancora per questo...
Erano gli ultimi favolosi anni 70 e i primi anni 80...

 

Due naufraghi in mezzo al mare disperano ormai di ogni possibilità di salvezza.
Parlano liberamente sulla futilità e vanità delle cose terrene.

 

Tino Costan e Nat Solferino sono i maggiori compositori del gruppo che va per la maggiore ora in Italia: gli Alter Ego. A loro si devono le canzoni che fanno impazzire migliaia di fans ai concerti. Questo loro l'hanno voluto e non senza fatica ottenuto. Gran parte del successo degli Alter Ego è dovuto al fatto che le loro canzoni parlano chiaro ed è soprattutto questo che interessa ai giovani, bisognosi come sono di personalità carismatiche da seguire. Ora però, sembra che anche gli Alter Ego siano stati inghiottiti dal business musicale e i loro sostenitori hanno gridato al tradimento all'ascolto del loro ultimo ellepì, composto da brani privi di vivacità e contenuti. Tino e Nat sono rimasti abbagliati dai lustrini e dalle trecentomila watt dei fari che usano nei loro concerti; hanno dimenticato le loro origini, il mondo da cui sono emersi, con la sua gente e i suoi problemi.
Il disco comunque va forte in tutte le classifiche, addirittura in.U.S.A. e questo certamente non contribuirà a far notare il proprio torto ai due. Ed è proprio al momento della loro partenza da Fiumicino, per un tour promozionale negli States, che inizia la nostra storia…
Tino Costan e Nat Solferino stanno raggiungendo in aereo gli altri due componenti del gruppo, Marco Nocente e Maurizio Alfonsi. Nove ore di volo e saranno a New York, la città che è il simbolo degli Stati Unitiq con i suoi grattacieli e la statua della Libertà. Mentre prendono posto sull'aereo, i due non badano a tutti gli altri passeggeri che a loro volta, invece li guardano con sguardi assorti e stupiti. L'idea di fare un viaggio di diverse ore insieme a due personalità così importanti li eccita tantissimo, ma solo dopo due ore di volo, tutti i passeggeri si dovettero ricredere, smontati da alzate di sopracciglio e sguardi indifferenti dei due. "Sono le ore 15.30, stiamo sorvolando l'Oceano Atlantico...", la voce calda e dolce dell'hostess risveglia Tino e Nat che si erano appena appisolati. Fortuna loro, perché dopo appena cinque minuti l'aereo comincia a perdere quota mentre il comandante annuncia di tentare un ammaraggio e di indossare i salvagente. Il panico dilaga tra i passeggeri: persone che pregano, urla e grida di terrore, madri che stringono al petto i propri fìgli, e cosa va a fare Nat?… La chitarra! Cerca la sua chitarra! Senza di quella lui non può morire!
Lo schianto. La fusoliera dell'aereo si divise in due e l'acqua invase l’interno; frazioni di secondo che sembrano attimi interminabili, poi tutto a un tratto la pace. "Sono vivo o sono morto?” chi non se lo è chiesto? I primi richiami dei sopravvissuti; sembra quasi una seconda nascita per queste persone e il battello autogonfiabile la loro culla. La chitarra galleggia sulla superficie del mare e poco lontano Tino e Nat urlano di gioia, ritrovandosi entrambi vivi, poi cercarono di richiamare l’attenzione degli altri superstiti che continuavano a salire sui battelli e dovettero ammettere una tragica verità: erano troppo lontani perché gli altri li potessero sentire e per giunta avevano il sole alle loro spalle che abbagliava chiunque tentasse di guardare nella loro direzione. 1 battelli si allontanavano sempre più, forse trasportati da una corrente che sembra non raccogliere i due artisti che allo stremo delle forze tentavano ancora disperatamente di farsi sentire urlando e sbracciandosi a più non posso.
Il tempo passò e con lui venne l'oscurità che tolse ogni speranza ai due di essere ritrovati.
Nat lega la sua chitarra al salvagente per paura di perderla durante la notte, nessuno potrà salvarli, le voci e i richiami dei superstiti sui battelli si sono fatti sempre più lontani fino a risultare impercettibili. "Caro Nat è proprio finita!" realizzò Tino cercando nell’amico, sfortunato quanto lui, una sorta di conforto; Nat non rispose, in qualche modo riuscì ad imbracciare la sua vecchia chitarra acustica e cominciò a suonare qualcosa degli Alter Ego, i primi pezzi, Tino lo segue ed inizia a cantare. Le ore passano e i due, grazie alla musica, sembrano essersi dimenticati di essere dei naufraghi sembrando addirittura incuranti del destino che li attende:
“Proprio come ai vecchi tempi, eh Tino! L’importante è suonare!” così Nat interrompe quello che poteva essere il loro ultimo concerto. Tino appare rincuorato, sul suo viso si disegna una specie di sorriso: “Sai Nat, questi pezzi sono i più belli che abbiamo fatto e dire che all’epoca non sapevamo neanche suonare! Però li sento più vivi, più veri, più toccanti…”
“E’ vero e credo d’aver scoperto anche il perché: anche noi all’epoca eravamo più vivi, più veri! Abbiamo lottato e sudato per avere successo, ma se questo ti porta a non essere più un uomo, beh mi dispiace, il successo non fa per me!”
“Hai ragione, abbiamo dimenticato i nostri ideali! E’ grazie a questi che la gente ci ha apprezzato ed amato!…” -Tino infervorato continua a parlare, Tino è tornato il rompipalle di una volta!- “Ora capisco perché ulltimamente non riuscivo più a comporre un testo decente! Ero diventato una bella scatola che molti compravano, ma che nulla conteneva! Peccato averlo capito solo ora! Solo ora che andiamo incontro alla morte in questo mare gelido, già, nessuno penserà a noi come del resto noi prima non pensavamo che a noi stessi…”
Nat non risponde, la chitarra gli galleggia vicino, il viso è pallido ed immobile, e dalle labbra violacee  non un sussurro, non una parola. Tino sente che è ancora vivo, trema come una foglia e decide di iniziare a nuotare trascinandosi dietro il compagno; dopo un’ora di nuoto ancora niente, nessun segno di vita se non quello della sua vita che a mano a mano se ne stava andando. Gli sembrò quasi che l’acqua fosse diventata calda, gli sembrava che si stesse addormentando prima di vedere una strana luce, quasi come quelle che illuminano i nostri sogni. Era forse la morte?
No, no di certo! Perché questa storia è scritta da un ottimista e quindi non poteva che essere a lietofine. Infatti quella luce era soltanto un potente faro che una nave di salvataggio aveva puntato su di loro! I due vennero issati a bordo con delle funi che dei sub gli legarono attorno; avevano entrambi perso conoscenza ed erano mezzi assiderati, quella che stava meglio era sicuramente la chitarra! Tino e Nat si ripresero quasi contemporaneamente alle 10.30 del giorno successivo al salvataggio e vennero festeggiati dall’intero equipaggio mentre la sera erano già a New York.
Dopo due giorni di cure, all’uscita dell’ospedale li attendeva il loro tour-manager con una lussuosa limousine: i due si guardarono in faccia, sorrisero ed uscirono dalla parte opposta, dalla porta principale assieme a tutta la gente che andava e veniva. Camminarono a lungo, e si ritrovarono nei ghetti di Harlem dove si imbatterono in una di quelle tante orchestrine blues che suonano agli angoli della strada; la gente cantava e ballava anche se aveva poco o niente. Un vecchio li avvicinò e gli offri metà del suo sigaro; un bambino, sporco di zucchero sulle guance gli offrì il suo lecca-lecca, e la gente cantava e ballava. Una filosofia di vita che Tino e Nat avevano dimenticato e ritrovavano più viva che mai in quella gente.
I due raggiunsero a piedi Manhattan, dove i loro compagni li attendevano e camminando sorridevano a tutti e tutti rispondevano cordialmente a quel segno amichevole.
L’ascensore, 27° piano, una porta che s’apre e gli Alter Ego sono di nuovo riuniti! Baci, abbracci, urla di gioia e i flash dei fotografi che rimbalzano sulle lacrime di qualcuno che si è commosso. Le prime parole di Tino e Nat verso Marco e Maurizio:
“Ehi, siete mai stati ad Harlem?!!?”. 

P.S. Ah, dimenticavo! Ogni riferimento a fatti o personaggi realmente esistenti non è puramente casuale, dato che Tino Costan, uno dei protagonisti di questa storia, non è altri che Costantino Orlandi, alunno della 4° E, autore dell’opera, nonché aspirante artista.

 



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