I MIEI ARTICOLI

Questo è uno dei miei temi svolti durante le superiori, il professore di lettere del Planck,
il prof. Calciano, a volte si divertiva a leggere in classe i miei temi riempiendomi d'orgoglio davanti ai miei compagni e stimolandomi ad impegnarmi sempre di più nella sua materia. Vorrei ringraziarlo ancora per questo...
Erano gli ultimi favolosi anni 70 ed i primi anni 80...

 

Molti tendono a vedere la civiltà di massa come una forma di graduale abbrutimento, come un ritorno allo spirito di gregge, alla disponibilità a subire senza reagire ogni pressione esterna.
Ne deriva una nozione di "gregge umano" che spaventa, se non si riesce a correggere lo spirito dell'organizzazione con la forza di libertà dei valori individuali.

 

Dal mio punto di vista il problema è assai complesso: se per civiltà di massa intendiamo soltanto lo stato di benessere della maggior parte della popolazione di stati evoluti, quindi conforts, conquiste tecnologiche e l'intera gamma di beni materiali di ultima generazione che abbiamo a disposizione, posso senz'altro trovarmi assolutamente d'accordo nel vedere la civiltà odierna come una forma di graduale abbrutimento. Non dobbiamo confonderci scambiando la civiltà con il progresso tecnologico perché questo ci porterebbe a trascurare i valori più importanti in favore di altri che appagano tanto facilmente quanto più sono effimeri. Mi spiego meglio: penso che tutti, più o meno, nelle epoche precedenti aspiravano a vivere in un mondo migliore, più progredito e civile, a raggiungere appunto una "civiltà di massa", contemplando  in essa un indiscutibile fattore di progresso sociale, economico, politico, culturale e psicologico. Il fatto grave è che molti dei buoni propositi di un tempo si siano persi strada facendo, anche se la "civiltà di massa", come dicevamo prima ha migliorato senza dubbio e sotto molteplici aspetti la qualità della vita dell'Uomo. E non mi sento neanche di condividere l'idea di chi parla di spirito di gregge, visto che nella nostra società gran parte dei rapporti sono ormai alienati; forse l'unica cosa che mi fa pensare al gregge è il fatto che ogni individuo bada soltanto a garantirsi la propria minima sopravvivenza e che questa massa, a prima vista molto compatta, è facilmente disgregabile non appena un lupo si aggiri nei paraggi!
Ho notato anche che ultimamente si sta perdendo la facoltà di saper distinguere la gravità dei problemi e stabilirne quindi le priorità e le giuste contromisure da adottare: molte volte alcune persone sono capaci di reagire per futili motivi, specie se si tocca a ognuno il proprio orticello; quando invece il male è più grande e colpisce la collettività le stesse persone ritengono inopportuno esporsi e sconveniente lottare per il bene comune, tanto pensano, ci sarà sempre qualcuno che lo farà al posto loro.
Di questo passo si arriverà al punto in cui tutti si rassegneranno a subire passivamente tutto, anziché vivere con una mentalità propositiva e quello sarà un punto di non ritorno in cui procederemo sì, ma in senso inverso mentre un countdown velocissimo ci porterà alla distruzione totale.
Pessimista? No, sono solo molto contrariato! Chi ha inventato il proverbiale detto "mal comune, mezzo gaudio" era sicuramente un deficiente dal mio modesto punto di vista. La forza dell'Uomo, quello che ad un certo punto ci ha distinto dalle scimmie è stato proprio la socialità, lo spirito di coesione unito anche alla capacità di reagire e di lottare. E' triste constatare che la solidarietà, a volte, venga a mancare proprio nei momenti in cui se ne avrebbe maggiormente bisogno: problemi come l'apartheid, l'energia nucleare, e la fame nel mondo rimangono irrisolti da ormai troppo tempo senza che si faccia mai nulla di concreto da parte dei governi, anche se molte iniziative private cercano di smuovere e mobilitare l'opinione pubblica.
Ma come siamo fatti male!!! E' incredibile come tanti individui si possano facilmente trovare pienamente d'accordo quando si parla di moda, sport o farsi condizionare dalla pubblicità e come sia difficile al giorno d'oggi farli preoccupare di problematiche ben più importanti come del loro destino. Sembra che tutti credano sia meglio non fare nulla "perché tutto è già stato scritto" e mettendola così direi che a questo punto l'uomo si è immesso in un processo di meccanizzazione in cui ognuno pensa solo al proprio lavoro, si accontenta di poco e passa il tempo libero ad occuparsi di problemi irrisori che la vita di tutti i giorni gli offre (o meglio i potenti e i loro media gli offrono) dimenticandosi della cosa più importante, e cioè quella di essere un UOMO, capace di modificare insieme agli altri il corso della storia, magari anche sbagliando!

 



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